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Maurizio Galante: Simile ad un oleandro, che…

L'opera di Antonio Taormina e' indissociabile dal personaggio, dai suoi racconti, dalle sue pause. Il valore ipnotico del suo raccontare rivive nei suoi lavori come una nenia o come una musica tribale, ripetendo in maniera infinita "semplici/complessi" temi e colori. Simile ad un oleandro, che imperterrito continua a fiorire nel deserto, Antonio segue la sua "visione" tutta personale di un'Arte legata al territorio e alle sue radici. I suoi lavori sulla palude pontina narrano il legame fragile e indistruttibile tra la natura e l'uomo, digerendo in maniera felice la propaganda di un'altra epoca e la brusca e inopportuna "intrusione" del nucleare sul nostro territorio. Fondendo il passato della nostra storia con il futuro che verrà, ci posiziona in un presente graficamente fantastico, dove i colori riempiono gli spazi e diventano parole creando nuove emozioni e ricordi: nuove memorie. Il mio primo incontro con il lavoro di Antonio Taormina e' stato INSETTO PONTINO: un animale, grande, colorato e fantastico che vola immobile su una larga tela azzurra e un sottile filo, rappresentato nella tela da una morbida linea marrone, lo lega ad un suolo vagamente portuale: un attracco. Quest'Opera è stata la mia prima acquisizione. All'epoca studiavo e, i miei viaggi a Roma per raggiungere l'Accademia mi portavano ad allontanarmi ogni giorno di più dalle mie abitudini "latinensi". Ma, più mi allontanavo, più avevo bisogno di "restare". Avevo incontrato Antonio Taormina più volte, avevamo parlato molto e la scelta dell'INSETTO PONTINO era arrivata semplice, spontanea, come tutte le mie scelte governate dall'istinto che in qualche secondo fonde nei miei occhi cuore, cervello e stomaco. Con il tempo ho scoperto che questa Opera come altri oggetti/opere che ho collezionato nel tempo intorno a me, nel mio spazio, servivano e servono come "passaporti" per i miei viaggi temporali. Il piacere era ed è grande nel fermarsi davanti ad un quadro, o aprire una scatola nel mio deposito. L'istante di uno sguardo, e la memoria comincia il suo viaggio brevissimo e lunghissimo nel tempo: la scelta, la scoperta, il luogo...... In seguito INSETTO PONTINO era arrivato a casa, nella mia stanza. Avevo immaginato l'arrivo nell'ombra della sera del sabato. La domenica al mio risveglio sarei rimasto sorpreso di trovarlo lì tra le mie cose. La sua austera cornice bianca lo aveva protetto nel viaggio: non facile viste le sue dimensioni. Si aggiunse poi una seconda Opera: AFFETTUOSO È POCO, piccola nelle dimensioni ma "forte" per energia. Nei miei anni romani INSETTO PONTINO e AFFETTUOSO È POCO, mi avevano accompagnato come due magnifici cantastorie della mia pontina appartenenza: uno imponente dominava la parete centrale della grande cucina, l'altro più "silenzioso", accoglieva me e i miei invitati all'ingresso dell'appartamento di Piazza Vittorio. Ora mi perdo, arrivando nel mio Atelier parigino, nella grande tela IDENTITÀ PONTINA, nei suoi fiori e nello sciame di zanzare che, come in una magnifica e terribile favola riempiono la tela raccontando quel fragile/forte equilibrio che meglio di ogni altra cosa definisce il "mio essere pontino”. "Maurizio Galante"